Mentre tutto il mondo sta lottando per contenere il coronavirus (COVID-19), i parallelismi con le ultime epidemie globali risultano inevitabili, soprattutto quello con la SARS, la polmonite atipica del 2003. La SARS era un virus differente che ha sicuramente avuto un impatto diverso rispetto al coronavirus, ma qualcos’altro è cambiato al giorno d’oggi: siamo tutti molto più interconnessi rispetto al 2003.

Quasi tutti hanno uno smartphone, molte persone sono in possesso di dispositivi di monitoraggio della salute personale come Fitbits o Smartwatch, in grado di misurare temperatura corporea e frequenza cardiaca. Le persone comunicano continuamente attraverso i canali dei social media su ciò che stanno facendo, dove stanno andando e come si sentono e molto altro ancora.

Questa iperconnettività crea numerose opportunità per migliorare il monitoraggio e il controllo delle pandemie come il coronavirus, ed esistono già alcune interessanti iniziative. In Australia, per esempio, l’Organizzazione per la ricerca scientifica e industriale del Commonwealth (CSIRO) ha dimostrato la sua capacità di ricevere l’allarme epidemia in maniera molto precoce ed efficiente, semplicemente monitorando i post di Twitter.

Nel novembre 2016, le condizioni ambientali causate da un temporale locale hanno creato un enorme picco negli attacchi di asma a Melbourne, travolgendo i servizi di emergenza e gli ospedali. Entro le 18:00 di quel giorno erano stati ricoverati in ospedale oltre 8.000 asmati; molti dei quali sono morti.

Utilizzando dati Twitter anonimi e disponibili al pubblico, uno strumento di intelligenza artificiale (AI) sviluppato da CSIRO ha analizzato oltre 3 milioni di tweet contenenti parole chiave correlate all’asma, come “respiro” e “tosse”, ed è stato in grado di rilevare l’epidemia fino a 9 ore prima dell’annuncio ufficiale, e prima che la prima notizia venisse pubblicata da media e istituzioni.

Una società canadese, BlueDot, offre già un servizio commerciale che fornisce ai suoi clienti (compresi agenzie governative, ospedali e aziende) avvisi tempestivi su epidemie recenti e ha rilevato l’epidemia di COVID-19, prima che diventasse virale.

 

BlueDot ha battuto l’OMS nell’allerta del COVID-19

Il 31 dicembre 2019, BlueDot ha avvisato i clienti dello scoppio di un virus simile all’influenza a Wuhan, in Cina, 9 giorni prima che l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) avesse rilasciato una dichiarazione al riguardo.

Questa società canadese afferma che il suo sistema di allarme rapido globale riesca a fornire informazioni critiche sulla diffusione di malattie infettive combinando più di 100 set di dati con algoritmi proprietari.

Queste iniziative dimostrano che esiste un enorme potenziale di utilizzo di dati personali e non, che siano in grado di tracciare e contrastare una pandemia in tempo reale. Per essere davvero utili, è però necessario che le informazioni ottenute si sposino in modo intelligente con quelle riguardanti la salute pubblica.

Ciò che è necessario è una piattaforma in grado di ottenere dati da tutte queste fonti e di ricavarne informazioni dettagliate, uno sforzo difficile a causa della natura fortemente regolamentata del settore sanitario.

Tuttavia, Taiwan ha dimostrato come sia possibile combinare le infrastrutture della sanità pubblica con l’analisi dei dati, per combattere il COVID-19, partendo dalla combinazione di varie fonti di informazione.

 

L’esempio di Taiwan

In un articolo pubblicato sul Journal of American Medical Association, Jason Wang, professore associato di pediatria presso la Stanford University, ha descritto come Taiwan abbia integrato il suo database nazionale di assicurazioni sanitarie con quello di immigrazione e dogana, applicando l’analisi dei dati per identificare i probabili portatori di COVID -19.

Mentre i cittadini si presentavano nelle varie cliniche, Taiwan è stata in grado di classificare, in tempo reale, i rischi di infezione dei viaggiatori in base al punto di origine del loro volo e ai viaggi realizzati nei successivi 14 giorni. Quelli ritenuti più a rischio sono stati messi in quarantena a casa e rintracciati per garantire che fossero rimasti a casa durante il periodo di incubazione, ha riferito Wang.

Wang ha inoltre riferito che il governo di Taiwan è stato in grado di individuare 113 persone che soffrono di gravi sintomi respiratori attraverso il suo database “National Health Insurance” (NHI), che ha inoltre identificato le persone che, seppur esposte al virus, sono risultate negative, per poter eventualmente ripetere il test.

 

Ottenere i dati

Singapore è anche simbolo di avanguardia tra le nazioni che sono state più efficaci nel controllare il COVID-19. Secondo un rapporto dei Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie, il suo governo ha infatti utilizzato molteplici metodi di sorveglianza che si completavano a vicenda, consentendogli di identificare le persone infette. Queste forme di rilevamento sovrapposte hanno notevolmente migliorato l’indice di successo: nessuno dei singoli metodi sarebbe stato in grado di rilevare, da solo, tutti i contagiati.

Il governo sudcoreano sta utilizzando un’app per smartphone sviluppata dal Ministero degli Interni e della Sicurezza, che traccia la posizione delle persone in quarantena, utilizzando la funzionalità GPS del telefono per assicurarsi che rispettino le regole. I funzionari hanno affermato che era destinato a contribuire a gestire il crescente carico di lavoro, aiutando a individuare i cosiddetti “super-spargitori”, accusati di un numero significativo di infezioni.

 

La Corea del Sud sta sfruttando i dati raccolti dalle tecnologie delle smart cities nella sua lotta contro il coronavirus. Questo aiuta i ricercatori sanitari a tracciare i movimenti degli infetti, dando loro accesso a transazioni bancarie e filmati dalle telecamere a circuito chiuso.

A Zencity, negli Stati Uniti, una società che si occupa della gestione di piattaforme artificiali basate sull’intelligence per aiutare i governi locali a comprendere meglio le esigenze dei loro cittadini, ha analizzato le conversazioni pubbliche online in oltre 100 città americane, per evidenziare le loro preoccupazioni e priorità in merito COVID-19.

Secondo una pubblicazione del quotidiani Medium, Eyal Feder-Levy, amministratore delegato di Zencity, ha dichiarato: “Usando la modellazione e il raggruppamento di argomenti, siamo stati in grado di identificare, per estensione, ciò che interessa alla popolazione e quello di cui parlano. Queste informazioni possono aiutare i funzionari del governo locale a modellare, secondo i risultati ottenuti, sia la politica che i messaggi”. La chiusura delle scuole era in cima alla lista, seguita dalla cancellazione di eventi e dei trasporti pubblici.

Questi sono solo alcuni esempi degli svariati modi in cui il ricco insieme di dati creati da tecnologie come gli smartphone viene estratto, comunicato e manipolato per rintracciare, comprendere e contrastare quella che è quasi certamente la più grande minaccia alla salute che il mondo abbia mai visto dall’influenza spagnola del 1918.