Forse nessuno di noi possiederà mai un’auto a guida autonoma, ma tutti le useremo. E non avremo più bisogno di finanziamenti, assicurazione, parcheggi o meccanico. Alcune previsioni a ruota libera sulla fine dell’homo automobilisticus.

C’è l’appassionato di motori che conosce ogni dettaglio tecnico della propria auto, la accudisce con cura maniacale e sa spremerne al massimo le prestazioni; c’è chi ricorda con affetto la sua prima macchina e la sensazione di libertà che gli ha regalato, e chi invece vede l’automobile come l’indicatore più evidente del proprio stato sociale. Che siate l’uno o l’altro, è evidente che l’automobile suscita forti emozioni e passioni e definisce l’uomo degli ultimi decenni come “automobilista”. Con l’avvento delle auto a guida autonoma, il significato di questa parola potrebbe cambiare radicalmente, così come la nostra percezione dell’oggetto “automobile”.

Quanto ci interesseranno ancora le prestazioni dell’auto o l’esperienza di guida se non saremo più noi a guidare? È probabile che tra qualche anno, le caratteristiche più importanti saranno la comodità del sedile e le funzioni del sistema di intrattenimento, comunicazione e produttività. Attività a cui potremo dedicare tutto il tempo oggi impegnato nella guida.

Di questi e altri argomenti ho parlato con Marco Bottero, Country Manager per l’Italia di Luxoft, azienda di consulenza informatica che offre soluzioni end-to-end “dal silicio ai pixel” con una specializzazione nel mondo automotive e che di recente è stata acquisita da DXC Technology. “L’impatto che l’auto autonoma avrà sulla società andrà ben oltre il cambiamento dell’esperienza della guida. Per molti, l’auto non sarà più qualcosa da possedere, ma da usare quando serve: la mobilità come servizio”, dice Bottero.

Quando pensiamo all’auto autonoma, il cervello ci porta a visualizzare un’automobile, ma ci sbagliamo: l’immagine che ci si dovrebbe dipingere in testa è quella di un autista. Un taxista, se vogliamo. “Il passaggio dal possesso alla condivisione porterà ad avere un minor numero di auto pro capite. Non cambierà probabilmente il numero di auto per strada, ma diminuiranno quelle nei parcheggi”. Stime recenti indicano che le auto private circolano su strada per il 5% del loro tempo di vita (poche ore la settimana). In futuro, almeno nelle ore diurne, la proporzione potrebbe ribaltarsi.

Come cambieranno le città se metà dei parcheggi diventano improvvisamente spazio disponibile? Qualcuno ipotizza che dopo l’ondata di gentrificazione delle aree urbane, ci sarà un ritorno all’hinterland, se il tempo di trasferimento verso la città può essere impiegato in modo produttivo.

Qualunque sia il soggetto che fornirà i taxi autonomi (compagnie di trasporti, municipalità, case automobilistiche…), questo cambiamento avrà ripercussioni su tutto l’attuale ecosistema dell’automotive: dalle finanziarie che ora fanno rateazioni e leasing ai privati alle assicurazioni.

Preoccupazioni legate alla sicurezza, e quindi alle assicurazioni, potrebbero poi portare allo stravolgimento definitivo: la sparizione dell’automobilista. Grazie anche alla comunicazione tra veicoli in movimento e con i sensori fissi che costituiranno il tessuto nervoso delle smart cities, le auto completamente autonome (di Livello 5) saranno almeno 10 volte più sicure di quelle attuali. L’elemento imprevedibile e quindi rischioso rimarrà l’uomo. Tra i problemi da affrontare, ci sarà quello della coesistenza tra veicoli autonomi e altri a guida umana.

Come sostituire quelle interazioni non codificate, come il gioco di sguardi e gesti tra i guidatori per stabilire chi passa per primo in un incrocio congestionato?

Ci abitueremo ad auto che si fermano scrupolosamente non appena scatta il giallo al semaforo, laddove tipicamente noi acceleriamo per passare l’incrocio prima che diventi rosso?

Ruberemo in corsa il parcheggio a un’auto senza pilota né passeggeri che sappiamo per certo si fermerà prima di venirci addosso, e da cui non potrà scendere nessuno per far valere le sue ragioni?

Già oggi alcune persone stanno usando stratagemmi per aggirare i controlli di sicurezza della propria auto a guida assistita per farla funzionare come se fosse a guida autonoma, violando la legge e il buon senso con sistemi sofisticati come la modifica del fimware o banali come il posizionamento di una bottiglia d’acqua tra le razze del volante, per simulare la presenza della mani del guidatore. Un ruolo fondamentale giocherà quindi la cybersecurity per l’automotive, che sta vivendo una stagione di grande sviluppo, anche alla luce di alcuni episodi emersi negli ultimi anni.

Sparite o diminuite le collisioni, ci sarà meno bisogno di interventi di carrozzeria e meccanica, che in ogni caso sarebbero effettuate direttamente dal gestore del servizio o dalla casa automobilistica, in grado di prevedere l’insorgenza di un guasto prima che si manifesti grazie alla manutenzione predittiva.

Insomma, il fatto di poter chattare o guardare un video mentre ci si reca in auto da casa al lavoro potrebbe essere il minore dei cambiamenti che la guida automatica porterà alla nostra società. Le aziende che lavorano in questo settore e nel suo indotto, non possono fare a meno di riflettere attentamente sulla direzione dell’innovazione, insieme a un partner qualificato sul tema come DXC Technology.