L’Italia digitalizzata procede lentamente verso una piattaforma unificata. Nell’attesa, perché non attuare poche semplici rivoluzioni radicali?

Anni fa, se non erro al teatro Manzoni di Milano, il fondatore di Oracle Larry Ellison raccontò di come aveva improvvisamente scoperto di non poter sapere quanti dipendenti aveva; ogni sede nazionale di Oracle aveva il proprio database del personale, naturalmente sconnesso da tutti gli altri. Ordinò di sostituire tutto con un unico database e risolse la situazione in pochi giorni.

Questa reattività non è immaginabile nella nostra pubblica amministrazione. Ma, seppure lentamente, si compiono progressi. Nel secondo trimestre di quest’anno iniziano i test di io.italia.it, un progetto di piattaforma unificata che permetterebbe al cittadino di interagire con lo Stato in modo semplice, veloce, dallo smartphone, su qualsiasi materia, dal bollo auto alla mensa scolastica.

Tre idee pazze

Il problema di base della macchina amministrativa statale è la mancata revisione di tutte le procedure in funzione digitale. Invece di informatizzare la burocrazia, si è burocratizzata l’informazione. io.italia.it sembra finalmente un passo radicale verso la semplificazione. E allora proviamo anche noi a immaginare azioni semplici, radicali e a costo minimo per accelerare il processo.

Prima idea: abolire il codice fiscale

Il codice fiscale è un rifiuto tossico dell’epoca predigitale. È inefficiente per le informazioni che contiene; è fallibile (può generare duplicati) e non è univocamente reversibile (dato un codice, non si può stabilire con certezza a chi corrisponda. Dato un detentore di codice, è impossibile determinare con certezza che codice abbia, per via delle sostituzioni arbitrarie nei casi di codice doppio). Peggio ancora, inizia a essere usato come identificativo; si tratta di un errore grave e pericoloso. Prima lo togliamo di mezzo, meglio facciamo.

Seconda idea: più SPID per tutti

SPID è già per molti un sistema sicuro di autenticazione a due fattori, pronto per l’utilizzo a livello europeo. Il passo è ovvio: invece di regalare a tutti gli italiani un inutile e fallato codice fiscale, diamo loro un identificativo SPID. E promuoviamo il suo utilizzo anche fuori dalla Pubblica Amministrazione, al posto di servizi analoghi di Google, Facebook, Twitter e compagnia.

Terza idea: azzerare i database

L’Italia si trova nella stessa situazione raccontata da Ellison: centinaia di database disgiunti, non standardizzati, inquinati da dati vecchi o dubbi. Azzeriamo tutto e sostituiamolo con un database unico, da riempire da zero, contestualmente al prossimo censimento. E poi si lavora ai dettagli. Ci vorranno anni, vero? Sì, ma molti meno di ora.

Dai dati, iniziative

In Cina, da qualche tempo, la vita digitale dei cittadini passa sempre più frequentemente dall’app WeChat. Nato come sistema di messaggistica, negli anni WeChat è diventato una piattaforma omncomprensiva e fondamentale per la vita dei cinesi.

Riuscirà io.italia.it a diventare il nostro WeChat, con tanto di messaggistica, trasferimenti di denaro, ecommerce, prenotazioni? È molto presto per dirlo e forse neanche augurabile. Tuttavia il lavoro sottostante allo sforzo sta già pagando e consente iniziative prima impensabili, per esempio Budget.g0v, piattaforma creata da INPS e dall’associazione Copernicani che permette di visualizzare in forma svelta e chiara quali sono le voci di spesa del bilancio dello Stato.

La pubblica amministrazione non cambierà dall’oggi al domani ma sta cambiando e dobbiamo essere ottimisti. Il digitale, con difficoltà e perdite, avanza.