L’Italia procede ancora a ritmi molto lenti verso la digitalizzazione anche per colpa della burocrazia che allunga a dismisura i tempi di acquisto. Il risultato è l’utilizzo di contratti non allineati alle reali esigenze imposte dalla necessità di accelerare la trasformazione digitale.

Dopo anni di arretratezza, la pubblica amministrazione italiana sta attraversando un processo di digitalizzazione con evidenti benefici per tutti: utenti, impiegati e società nel suo insieme. È giusto rallegrarsi dei passi fatti, ma non possiamo non vedere che se l’Italia sta effettivamente avanzando nel digitale, lo sta facendo a un ritmo molto più lento rispetto ad altri paesi europei. Secondo Antonio Menghini, Southern Europe Iberia & Italy Public Sector General Manager di DXC.technology, il motivo non è da ricercarsi solo nel livello delle competenze o nell’efficienza di dipendenti e fornitori, ma in una macchina burocratica che è incompatibile con il ritmo del digitale: “Italia e Spagna sono due paesi molto simili per quanto riguarda investimenti e risorse delle pubbliche amministrazioni, hanno legislazione e burocrazia simili per quanto riguarda appalti e forniture, perché entrambi figli delle direttive europee in questo campo. Malgrado ciò i due paesi, presentano differenze sostanziali per quanto riguarda i tempi di esecuzione dei progetti.

Il tempo medio di aggiudicazione di una gara bandita da Consip, la centrale acquisti della pubblica amministrazione italiana, è di 21 mesi (dato presentato dall’AD di Consip nel corso del Digital Summit di novembre 2018). In Spagna non esiste un equivalente della Consip ma tante stazioni appaltanti e il tempo medio di aggiudicazione scende a soli quattro mesi: cinque volte di meno. “Questo è un enorme problema perché i nuovi contenuti acquistati cominciano a creare valore con forte ritardo, e anche perché il modello contrattuale potrebbe risultare non idoneo all’implementazione di elementi fondanti la digitalizzazione quali (solo a mo d’esempio e non esaustivo): Agile Development, Cloud Native Development, Sistemi d’engagement per clienti e cittadini (multichannel), User Interface e Use Experience, Data Integration, Dashboard di misurazione dei risultati della digitalizzazione (end to end del processo digitalizzato), ecc…”, commenta Menghini.

La lentezza è introdotta da meccanismi di controllo e procedure che coinvolgono molti, forse troppi attori (Agid, Anac, Consip, Ministeri e/o Agenzia, Regioni, Enti Locali, Parlamento…) e che si sono rese necessarie per contrastare errori, sprechi e corruzione che erano purtroppo frequenti nei lavori pubblici . “Il controllo è necessario, ma non bisogna perdere di vista la velocità. Se tempi lunghi forse sono compatibili con la realizzazione di un’autostrada, non lo sono certo per i servizi digitali, specialmente in un momento in cui la trasformazione digitale della pubblica amministrazione e del paese deve accelerare per ridurre il gap esistenti con gli altri paesi. Il nuovo codice degli appalti non ha tenuto conto di tale tema nel suo impianto e anche il recente avvio della messa in mora del nostro Paese da parte della Commissione Europea (in tutto sono ben 15 su 27 gli Stati ad averla ricevuta) per il mancato recepimento delle direttive UE sugli appalti dimostra che occorre una revisione tesa a garantire tempi più rapidi e procedure semplici; questo anche specializzando la normativa per i settori che abilitano la digitalizzazione..”.

L’aspetto della user experience è un punto cardine per eliminare il digital divide e favorire una ampia adozione dei servizi, evitando di creare delle “cattedrali digitali nel deserto”: servizi magari di buon livello ma che non vengono utilizzati da nessuno. Se ci si limita a replicare in digitale la modulistica esistente (“applicare il modello asburgico a Internet”, nelle parole di Menghini), i cittadini continueranno a riversarsi agli sportelli presenti sul territorio e non sarà possibile liberare il personale per destinarlo al miglioramento o all’ampliamento del servizio. E, anzi, ci si troverà a sostenere i costi del mantenimento dei due canali: lo sportello e il digitale.

Se invece si creano servizi utili e si rende il digitale il modo più semplice di utilizzarli (se non l’unico, eliminando del tutto la carta), allora si può avere un’adozione di massa con tutti i benefici che ne derivano: velocità di smaltimento delle pratiche, informazioni in tempo reale, efficienza organizzativa e – non da ultimo – maggiore controllo sulla corruzione che, come ama ripetere il Commissario Straordinario per l’attuazione dell’Agenda Digitale Luca Attias, “prospera laddove il digitale è meno presente”.

Un esempio su tutti: da qualche anno il MIUR ha reso obbligatoria la procedura online per l’iscrizione alle scuole di ogni ordine e grado. Un lavoro immane che ha richiesto di unificare e normalizzare i 44.000 diversi moduli di raccolta dati utilizzati in 11.000 scuole differenti, ma che ora permette di sapere con certezza quanti saranno gli studenti iscritti in ogni scuola l’anno successivo, permettendo così ai dirigenti di pianificare in anticipo l’organizzazione delle classi e l’organico dei docenti.

Ovviamente, prima di calare dall’alto un sistema digitale occorre valutare bene le caratteristiche del territorio, della popolazione e dell’attuale offerta di servizi. “Se è bene avere un modello unico per praticità e necessità di scala, non si può calarlo senza tener presente le differenze esistenti nei tanti territori. Il focus deve essere sempre incentrato sul fattore umano, sul modello integrato dei dati e sull’interoperabilità, gestendo le tante “strutture a legame debole” componenti lo Stato col fine di consentire una sempre più efficace comunicazione con i servizi generali necessari, incentivando l’adozione dei sistemi digitali anche premiando le amministrazioni più virtuose con maggiori contributi”, afferma Menghini che rincara: “In Spagna, le regioni sono incentivate a rispettare l’alimentazione di un set informativo correlato alla Sanità al fine di consentire che il competente Ministero disponga delle informazioni necessarie alla definizione e verifica in itinere delle “policies” pubbliche implementate. Chi non comunica correttamente è disincentivato a farlo e rischia addirittura il commissariamento”.

DXC lavora per assistere le pubbliche amministrazioni nel loro progetto di digitalizzazione, potendo contare sulla competenza sviluppata in questo campo a livello globale e locale (il concetto di Glocal è fondamentale nel settore pubblico e non solo), fornendo modelli organizzativi, tecnologie e servizi che abilitano la digitalizzazione.