Il cambiamento del panorama di business e le possibilità di interazione permesse dalle tecnologie digitali stanno creando nuove e strane alleanze tra aziende e organizzazioni che operano in settori molto diversi tra loro, creando strutture che vengono chiamate reti di valore orizzontali. In alcuni casi anche aziende concorrenti, si trovano a lavorare insieme su un progetto molto grande e articolato, magari occupandosi ciascuna di un compito specifico e differente, ma in qualche caso con molti punti di sovrapposizione tra le attività. Vivono quindi un rapporto duale e apparentemente contraddittorio di co-ompetizione (collaborazione + competizione), spesso anche condividendo alcune risorse e asset (resource pooling).

Pensiamo per esempio al complesso ecosistema digitale che può nascere attorno a un progetto di smart city: amministrazione comunale, aziende di trasporti, utilities, Agenzia per la Tutela della Salute (ex ASL), istituti di ricerca meteorologica, produttori di connected cars, fornitori di servizi GPS e chissà quanti altri soggetti possono mettere insieme i dati raccolti sul territorio per generare analisi che individuino problemi e soluzioni, migliorando la qualità della vita dei cittadini, l’efficienza e il contenimento dei costi per PA e aziende. Si crea una rete di valore che non è più disposta a filiera, dai fornitori ai trasformatori e poi ai distributori, ma è una rete di valore orizzontale.

Reti di valore orizzontale e diritti sui dati

Aggregare e analizzare quei dati è una questione tecnica sicuramente impegnativa, ma tutto sommato ormai facilmente praticabile. Esistono tecnologie collaudate, soluzioni specifiche ed esempi di casi di successo che si possono analizzare e replicare.

Se però si passa dall’aspetto tecnologico a quello legale e normativo, le cose si complicano parecchio, anche in relazione alla prossima entrata in vigore tra dieci mesi della nuova General Data Protecion Regulation europea. La GDPR impone di trattare le informazioni personali dei cittadini e dei consumatori con autorizzazioni estremamente granulari su ciò che può o non può essere fatto con i dati, una individuazione chiara dei responsabili del trattamento dei dati, controllo degli accessi alle informazioni, e soprattutto con sanzioni molto pesanti e proporzionali al fatturato per chi violasse la normativa (fino al 4% del fatturato globale dell’azienda).

Ma la tutela della privacy non è l’unica fonte di preoccupazione per quanto riguarda gli aspetti legali dei dati degli ecosistemi. A fronte di una legge forte e restrittiva a tutela degli utenti (GDPR), le norme che in Europa proteggono i database sono piuttosto vaghe e appaiono per molti versi obsolete.

I database curati con criteri di selezione arbitrari possono essere protetti dalla legge sul diritto d’autore, alla stregua di un libro o un film, ma raccolte che mirano a essere oggettive o “complete” godono di una protezione definita “sui generis”e che tende a proteggere l’investimento effettuato per la creazione del database. Come spesso avviene, l’implementazione locale della direttiva varia da paese e paese, e sono rari gli accordi tra stati per la protezione sovranazionale dei database. Considerando che nelle reti di valore orizzontale possono partecipare aziende tra loro concorrenti (nell’esempio della smart city, supponiamo due diversi costruttori di auto connesse), si capisce che la tutela della proprietà intellettuale dei vari soggetti è di primaria importanza.

Co-ompetizione: il futuro del business

Vincere la diffidenza alla condivisione dei dati tra soggetti concorrenti è un fattore chiave per il successo di una rete di valore orizzontale, e una chiara esecuzione dell’infrastruttura tecnologica necessaria a garantire sicurezza dei dati e controllo degli accessi è solo parte delle competenze necessarie, che riguardano anche la condivisione di regole, la creazione di flussi di lavoro e nuove dinamiche aziendali, oltre ai già citati aspetti normativi.

Si tratta di territori nuovi per molti, ma non del tutto inesplorati. Insieme al Fraunhofer Institute, DXC Technology ha creato una piattaforma federata per gli operatori del settore manifatturiero, un vero progetto pilota di Industria 4.0 in cui i partecipanti condividono le informazioni necessarie ai progetti comuni in modo sicuro, controllabile e con garanzia della titolarità dei dati lungo tutta la rete.

La co-ompetizione (collaborazione + competizione) sembra un modello complicato e fumoso, ma chi si prepara già oggi a padroneggiarla potrà nel prossimo futuro cogliere opportunità impensabili fino a poco tempo fa.